(di Roberto Rossi, classe II G)

Il film “ The Truman Show” e la seconda parte del libro “Hunger Games” secondo me hanno molte cose in comune. Il tema centrale in entrambi è il reality.

Il reality vero e proprio, se vogliamo, è quello che vediamo in “The Truman Show” perché Truman vive come se il mondo intorno a lui, le cose e le persone, fossero reali e non è a conoscenza del fatto di essere filmato. La verità, però , è che lui è stato ripreso fin dalla nascita, che vive all’interno di un enorme set cinematografico e che tutte le persone intorno a lui sono attori; in poche parole, è una falsa realtà quella in cui vive.

Secondo me, è atroce che lui sia all’oscuro di tutto e che, essendo nato in quel contesto, non conosca la vera realtà delle cose.

Negli Hunger Games, invece, diciamo che tutti i “concorrenti” conoscono la verità, ovvero che sono ripresi 24 ore al giorno, che il luogo in cui si trovano è stato creato apposta per lo show e che tutto è comandato da alcuni strateghi; inoltre, sanno bene che per vincere il “reality” dovranno uccidersi tra loro e che solo uno potrà vincere, restando in vita. Queste informazioni fanno sì che alcuni tributi, quando entrano nell’arena, cambino atteggiamenti pur di rimanere in vita. Lo scopo dello show non è quindi quello di mostrare la vita nell’arena, ma quello di mostrare come i concorrenti si uccidono tra loro ed è questa l’atrocità in questo caso.

Tornando alle cose che accomunano il libro al film, abbiamo degli sponsor, ma anche una situazione condizionata dall’esterno. Non riuscirei a dire con certezza quale dei due sia il reality più crudele perché da una parte abbiamo 24 ragazzi tra i 12 e i 18 anni costretti a farsi fuori tra loro per il puro divertimento del pubblico che li segue dai vari distretti (anche se, in verità a divertirsi sono solo gli spettatori di Capitol City), dall’altra, abbiamo un uomo di 30 anni la cui vita è stata “pilotata” in una falsa realtà fin dalla nascita, anche in questo caso solo per il piacere degli spettatori.

Verso la metà del film, Truman capisce che fuori dalla “realtà” in cui vive c’è altro e prova diverse volte ad allontanarsi, ma chiaramente viene bloccato perché, essendo il reality incentrato su di lui, se scappasse nessuno lo seguirebbe più.

Riesce però alla fine del film a fuggire dalla grande cupola che lo trattiene nonostante le suppliche di Christof, il regista del reality.

Conoscere la realtà e interrogarsi su questa per me è fondamentale per riuscire a migliorarla o almeno per provarci, e non solo per sapere a cosa si va incontro, ma anche per essere liberi nelle proprie scelte. Truman , ad esempio, si sposa con sua moglie solo perché gli viene “imposto” dal reality, e questo è disumano.

I tributi che si trovano nell’arena conoscono la realtà, mentre Truman no, ma credo che Truman, alla fine del film, riesca a conoscere la realtà perché quando si trova in mare dopo essere riuscito a scappare, e Christof fa scatenare una tempesta nel tentativo di riportarlo a riva, Truman non molla e dice che è disposto anche a morire.

Egli ha intuito quindi di essere al centro di questo show che sarà cancellato se lui morirà.

Analizzando questa situazione insieme a quella di Katniss che “impone” a Capitol City la vittoria di due tributi, capisco che, se è vero che i due reality sono condizionati dall’esterno per il piacere del pubblico, è vero anche però che il piacere del pubblico diviene di fatto il vero padrone del reality.

Sarà proprio questo fatto che consentirà a Truman e a Katniss di tornare ad essere padroni della propria vita.

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